mercoledì 27 gennaio 2010

STORIA DELL'EROE UBRIACO


WOMM
WOMMM

Ognuno ha una storia da raccontare, almeno. E' la storia della sua vita.
Come diceva un mio amico biologo: "Se non hai contenuti da raccontare, racconta la tecnica. Dì come è perfetto il tuo malleolo, oppure parla della tua rotula".

Però fermi un attimo: ognuno la sa la sua storia? Riesce a concepire la sua linea del tempo?
Come diceva mia nonna: "Perdono ma non dimentico".

Ecco. Pensieri stupendi, questi: un po' come fece Barney nella sua versione, prima dell'età del rincoglionimento, vorrei scrivere la mia versione dei miei fatti. Ma ho capito che mi avanzerebbe molto tempo, dopo averla scritta e quindi posso limitarmi a raccontare la storia di un tizio che ho conosciuto in treno. Così quando l'avrò finita gliela porterò.
Era molto ubriaco.
"Quanto hai bevuto?" gli chiesi.
Lui aprì la mano.
"5?!" e non si trattava di bicchieri, né di bottiglie. Né di litri.
Per sapere di cosa si trattasse; e di dove lo stesse portando quel treno dovetti partire da molto lontano. Da mille anni prima, o giù di lì, insomma.

Del resto, le storie degli eroi partono da molto lontano. Specie se questi percorrono la strada barcollando.

WOM!
WOOOOM!!


2 commenti:

  1. "Cinque" disse poi l'uomo con voce tremolante, mossa dall'alcool e dall'incertezza di una lingua che non era la sua. Mi guardò negli occhi e mi disse di ragionare: "Quanti sono i pezzi di terra del pianeta?" Capii che si riferiva ai continenti. Rimasi perplesso nel domandarmi quanto di consapevole ci fosse nelle sue parole, mi incuteva un pò di timore ma non abbastanza da farmi decidere di chiudere la conversazione, o fingere d'essere arrivata alla stazione successiva.
    "Cinque" risposi. "Giusto, cinque! Lo vedi?" Poi fece un gesto con le mani, indicandomi prima il capo, poi le braccia ed infine le gambe. "Ancora cinque, lo capisci? Ci sarà un motivo."

    C'è sempre un motivo.
    Tempo e pazienza ce lo sveleranno, come tutte le cose.

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  2. "Puzzo, sì" mi disse un po' ridendo e un po' vergognandosene "Ma sotto tutta questa sporcizia c'è il cuore di uno che ha viaggiato dappertutto, con questa testa e queste gambe. E le braccia... quanto peso han portato... quanto!"

    La nebbia, fuori dal finestrino, cercava di sopprimere tutte le fantasie di allegria che cercavano di fuoriuscire dalla mia mente, per rapirmi. Allora mi feci rapire dal racconto di questo vecchio ubriaco... che poi tanto vecchio non era in realtà. Cinquant'anni portati male? Settanta portati bene? Decisi di non chiedergli l'età e optai per l'età media. Uno sbronzo sessantenne puzzolente iniziava a raccontare la sua storia e chissà a quanti l'aveva raccontata, intriso di vino e di malinconia.
    "E ora, dove sta andando di bello?" chiesi, un po' perplessa vedendo il mio interlocutore che stava per socchiudere gli occhi, quasi sonnolente. Però mi rispose, più lucido di prima: "Sto andando a trovare uno dei miei figliocci".
    Non fece in tempo di finire quella frase che si alzò di scattò e capii che aveva intravisto il controllore. Mi girai e diedi un'occhiata: il controllore era in effetti nella carrozza legata alla nostra.
    "Non è la mia stazione" mi disse, iniziando a battere il respiro con ansia "ma il caso mi fa scendere comunque alla prossima!"
    Rimasi sorpresa perché non mi salutò e corse nella carrozza opposta a quella di provenienza dell'uomo che vidimava i biglietti. Intanto il treno iniziava a rallentare: stava entrando nella stazione di Monselice. Non era nemmeno la mia, di stazione. Ma decisi di scendere attratta forse dalla fame forse dalla curiosità.

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