giovedì 4 novembre 2010

9

Milano, pochi giorni prima

La luna stava prendendo il posto del sole. Sarebbe forse stata una delle poche notti, almeno in quel periodo, che anche da Milano si poteva ammirare un normale cielo notturno?
"Non ci posso credere" pensava il comandante Mirtelli scrutando la città dal suo ufficio al terzo piano. Una vecchina doveva attraversare la strada ma non la facevano passare. Nessun auto accennava a rallentare. La frenesia, era la frenesia, dunque, che comandava tutta la città? Era la frenesia disordinata e caotica a mettere ordine in tutto quel disordine?
"Comandante, è permesso?"
Mirtelli vide la vecchina che finalmente riuscì a passare. Non rischiò la vita in quel passaggio di strada. Si tranquillizzò e, finalmente, si girò verso il collega Filibbuoti.
"Comandante, l'hanno fatto scappare"
Mirtelli si finse sorpreso, finse di non avere già appreso quella notizia tre quarti d'ora prima, per colpa di una telefonata che proveniva direttamente da Roma. Si finse sorpreso, ma non amareggiato.
"Filibuoti, che dire: champagne!"
"Vuole festeggiare?"
"Sai... per arrivare alla vittoria finale, qualche sconfitta la si deve pure sopportare. Altrimenti si passerebbe per quelli che vincono senza lottare"
"Lei dice. Io credo che se si poteva mettere la parola fine a queste corse e rincorse, avremmo potuto festeggiare e pensare ad altro stasera"
"Serve il disordine, caro Filibbuoti, serve l'irregolarità per arrivare alla vittoria"
Filibbuoti annuì, anche se senza convinzione. D'altra parte, quando il comandante partiva con le sue idee era irraggiungibile, come se si elevasse con una mongolfiera. Scendere a dei compromessi, seppure logici, era per lui impossibile.

lunedì 1 novembre 2010

8

Tommaso si voltò di scatto con espressione quasi indignata "Veramente staremmo chiudendo!" e riprese a ramazzare il pavimento noncurante della testolina mora ormai infilata tra la porta e lo stipite che sembrava non aver per nulla capito l'antifona. Due occhietti vispi, mori quando la scodellina lanugginosa di capelli che portava sulla testa, scrutavano dentro la locanda fino a soffermarsi su di me: "Sorellina! E' tutta la sera che ti cerco! Ma dove ti eri cacciata?".
"Eh?!?!"
Il tempo di formulare mentalmente la mia battuta successiva "E tu chi diavolo dovresti essere?" che il ragazzino si era già accomodato di fianco a me e messo a rosicchiare gli avanzi del pane abbandonati sulla tavola.
"Ma come chi sono! Il tuo fratellino no?" mi disse strizzandomi complice l'occhio.
"Il mio fratellino affamato mi pare di capire.."
"Eh già!" sorrise lui. "Come te la passi?"
In quello riapparve da dietro il bancone Agostino, cullando tra le braccia con estrema riverenza un volume dalla copertina verde scuro.
"Ma signorina! La lascio cinque minuti e subito la trovo in nuova compagnia. Certo che la gente non sa proprio starle lontana sa!"
"In effetti oggi la cosa inizia a stupire anche a me"
Mi voltai verso il ragazzino e lo colsi con le mani nel sacco, o meglio nella sportina, a curiosare tra gli oggetti del mio compagno di viaggio. "Ma che tanfo questo coso!"
"Senti ragazzino adesso smettila di frugare tra le mie cose e levati di torno. Un pò di pane te lo lascio volentieri ma non intendo certo prenderti a carico! Ce l'hai un posto dove andare?"
"Stronza! Sì certo che ce l'ho comunque."
"Però, simpatico il tuo amico!" sibilò Agostino osservandomi divertito.