Milano, pochi giorni prima
La luna stava prendendo il posto del sole. Sarebbe forse stata una delle poche notti, almeno in quel periodo, che anche da Milano si poteva ammirare un normale cielo notturno?
"Non ci posso credere" pensava il comandante Mirtelli scrutando la città dal suo ufficio al terzo piano. Una vecchina doveva attraversare la strada ma non la facevano passare. Nessun auto accennava a rallentare. La frenesia, era la frenesia, dunque, che comandava tutta la città? Era la frenesia disordinata e caotica a mettere ordine in tutto quel disordine?
"Comandante, è permesso?"
Mirtelli vide la vecchina che finalmente riuscì a passare. Non rischiò la vita in quel passaggio di strada. Si tranquillizzò e, finalmente, si girò verso il collega Filibbuoti.
"Comandante, l'hanno fatto scappare"
Mirtelli si finse sorpreso, finse di non avere già appreso quella notizia tre quarti d'ora prima, per colpa di una telefonata che proveniva direttamente da Roma. Si finse sorpreso, ma non amareggiato.
"Filibuoti, che dire: champagne!"
"Vuole festeggiare?"
"Sai... per arrivare alla vittoria finale, qualche sconfitta la si deve pure sopportare. Altrimenti si passerebbe per quelli che vincono senza lottare"
"Lei dice. Io credo che se si poteva mettere la parola fine a queste corse e rincorse, avremmo potuto festeggiare e pensare ad altro stasera"
"Serve il disordine, caro Filibbuoti, serve l'irregolarità per arrivare alla vittoria"
Filibbuoti annuì, anche se senza convinzione. D'altra parte, quando il comandante partiva con le sue idee era irraggiungibile, come se si elevasse con una mongolfiera. Scendere a dei compromessi, seppure logici, era per lui impossibile.
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