martedì 26 ottobre 2010

6

Entrai nella locanda, sembrava scivolata fuori dalle pagine di un qualche romanzo storico che avevo letto. Ottocentesca, con spartane tavolate di legno scuro alle quali appoggiandosi si rischiava di conficcarsi sottopelle qualche scheggia. Si respiravano polverose particelle d'umido e vino, plausibilmente vinaccio. Ma a ricordarmi d'essere pur sempre nel 2010 ci pensò l'abbigliamento della ragazza appoggiata al bancone: jeans iperattillatti, magliettina di licra iperscollata, stivali ipertamarri. E poi c'era la tv, sintonizzata su Mtv e che ci martellava a ritmo di Waka Waka. E che, d'accordo lo ammetto, mi portava a canticchiarci su in attesa di avvistare l'oste tra l'ammasso di gente che chiedeva il conto.
"Buonasera signorina! Quanto tempo!" una voce vagamente familiare proveniva da un tavolo poco lontano.
Sgranai gli occhi un pò confusa: "E lei come fa ad essere qui, mi scusi?!"
"Eh sa, ho pensato che a mangiare da soli si diventa tristi."
Giusta osservazione, in effetti.
"Sì ma lei non ha appena salito le scale? Non è entrato dalla porta, mi sarebbe dovuto passare alle spalle e l'avrei visto!"
"Ma signorina, stia tranquilla. Come le ho detto vivo qui sopra, e come le ho detto questo posto appartiene a buone persone."
Mi spiegò che la locanda Luna Piena, così si chiamava, fu aperta sul finire degli anni 40 da uno degli innumerevoli fratelli di suo padre, che prima faceva il barbiere. Da quanto mi disse Agostino fu cresciuto da questo suo zio, ma non mi diede abbastanza elementi per coglierne il motivo, Chiedere però mi sembrava indiscreto. Tuttavia poco mi importava e non mi dispiaceva aver compagnia per la cena.
"Beh, vogliamo mangiare allora?"
"Certamente, sto morendo di fame!"
Ordinammo lui una pasta e fagioli ed io una vellutata di zucca. "Che signorina delicata, ha anche un nome, di grazia?"
"Sì, certo. Che scortese, mi scusi. Mi chiamo Alice."
"Tom, portaci una caraffa di rosso! E non quello coi semi di finocchio, bada bene!"
Si avvicinò un ragazzetto sui quindici anni, una moderata acne juvenilis sulla faccia e delle maniere piuttosto indisponenti. "Ecco qua!" ci disse distrattamente senza guardare negli occhi nè me nè il mio ospite. "Guarda che puoi anche sorridere alla signorina Alice mentre le porti i bicchieri, sai? Sia mai che ci scappi una mancia, o magari anche solo un pò di simpatia."
"Ah sì, giusto" bofonchiò il ragazzo esibendosi in uno dei sorrisi forzati più mal camuffati della storia.
"Attento ragazzo, o te la insegna lo zio l'educazione!"
Agostino mi guardò un pò rammaricato d'aver perso la pazienza in mia presenza e cercò di giustificarsi. "Eh sa, Tommaso è un bravo ragazzo, ma è un gran maleducato! Pensare che suo padre -che sarebbe mio cugino- è una persona così a modo. Ma di certo poco le importa, mi scusi. La sto già tediando con il mio farneticare?"
Effettivamente a seguire questo giro di parentele un pò mi ero persa, ma avevo fatto mia la brutta abitudine di far finta di capire anche quando, dilungandosi in chiacchiere troppo complesse, mi accadeva di distrarmi dalle parole dei miei interlocutori.
"Si figuri! Piuttosto mi spieghi da dove è entrato prima!"
"Ma lei è una ragazza sospettosa sa?"
"Beh, diciamo curiosa" dissi un pò mortificata.
"Sono passato dall'appartamento di mio cugino, che sta al primo piano e che dà accesso a dietro il bancone, contenta? niente di eccezionale. Mi è solo venuto in mente che su a casa non avrei trovato nessuno e che di mangiare da solo non mi andava."
(chiedo proroga, concludo domani)


2 commenti:

Commentami pure.